MAL DI GOLA..SARÀ IL REFLUSSO?

  • By BERTONE DOTT. FABIO
  • 19 Apr, 2017

La faringodinia, ossia il classico dolore in gola, associata più o meno a fastidio alla deglutizione, a prurito in gola, ed a sensazione di corpo estraneo, è un disturbo molto comune, e si può manifestare in più patologie con le stesse modalità.

Una frequente causa di “nodo alla gola” è l’ormai  noto e molto diffuso reflusso gastroesofageo.

Nella maggior parte dei casi la situazione si presenta in questo modo: “Ho un nodo in gola!”, ma inizialmente non ci si preoccupa, pensando che sia solo ansia... Ma il fastidio persiste. Dopo alcuni giorni si iniziano le classiche terapie, cioè per prima cosa il classico anti infiammatorio, ma la situazione non migliora. Forse può essere un’infezione e allora si cerca di guarire con una terapia antibiotica, ma senza successo. Finalmente la soluzione: “il cortisone”. Risultato? Ho assunto un sacco di medicine, ma il nodo alla gola rimane...Il colpevole è il reflusso, che può, quindi, dar origine a una irritazione cronica della laringe con tosse stizzosa, raucedine, bisogno di schiarirsi la gola.

La valutazione endoscopica otorinolaringoiatrica sarà in grado di accertare alcune caratteristiche della mucosa laringea tipiche del reflusso gastroesofageo, e di indirizzare verso alcuni comportamenti più corretti, quali una opportuna dieta, ed un adeguato stile di vita, che possono aiutare molto il processo di guarigione.

In particolare, per quanto riguarda i cibi, sono assolutamente da limitare i cibi piccanti, il caffè, il cioccolato, alcolici e super-alcolici, pomodori e agrumi, cibi fritti (per la cui digestione occorre normalmente una maggiore quantità di acido cloridrico); viceversa, cibi poco elaborati, bere molta acqua per diluire gli acidi, non fare pasti abbondanti ma più frazionati, al fine di tamponare la secrezione basale di acidi gastrici, mangiare lentamente, fare una corretta attività fisica, ma non troppo intensa in particolare dopo i pasti, non coricarsi prima di due ore dalla fine del pasto, sono tutti fattori che possono aiutare a prevenire la sintomatologia da reflusso gastroesofageo.

Per quanto riguarda la cura farmacologica, è bene sottolineare la necessità di rivolgersi al proprio medico od agli specialisti otorinolaringoiatra e gastroenterologo, per stabilire se si tratta di una sintomatologia passeggera, che può essere corretta semplicemente con un migliore stile di vita, o se invece si tratta di una patologia che richiede una cura vera e propria.

 

Tuttavia, il reflusso è solo una delle possibili cause di fastidio in gola, in quanto lo stesso disturbo può originare da un fenomeno infiammatorio, piuttosto che da una neoformazione benigna o maligna a livello della laringe. Proprio per escludere la possibile presenza di neoformazioni laringee, risulta fondamentale una visita otorinolaringoiatrica effettuata con una endoscopia con fibre ottiche, ossia un esame per nulla invasivo, che permette di valutare in pochi secondi lo stato reale della laringe e di tutta l’area faringo laringea.

 

By BERTONE DOTT. FABIO 19 Apr, 2017

La faringodinia, ossia il classico dolore in gola, associata più o meno a fastidio alla deglutizione, a prurito in gola, ed a sensazione di corpo estraneo, è un disturbo molto comune, e si può manifestare in più patologie con le stesse modalità.

Una frequente causa di “nodo alla gola” è l’ormai  noto e molto diffuso reflusso gastroesofageo.

Nella maggior parte dei casi la situazione si presenta in questo modo: “Ho un nodo in gola!”, ma inizialmente non ci si preoccupa, pensando che sia solo ansia... Ma il fastidio persiste. Dopo alcuni giorni si iniziano le classiche terapie, cioè per prima cosa il classico anti infiammatorio, ma la situazione non migliora. Forse può essere un’infezione e allora si cerca di guarire con una terapia antibiotica, ma senza successo. Finalmente la soluzione: “il cortisone”. Risultato? Ho assunto un sacco di medicine, ma il nodo alla gola rimane...Il colpevole è il reflusso, che può, quindi, dar origine a una irritazione cronica della laringe con tosse stizzosa, raucedine, bisogno di schiarirsi la gola.

La valutazione endoscopica otorinolaringoiatrica sarà in grado di accertare alcune caratteristiche della mucosa laringea tipiche del reflusso gastroesofageo, e di indirizzare verso alcuni comportamenti più corretti, quali una opportuna dieta, ed un adeguato stile di vita, che possono aiutare molto il processo di guarigione.

In particolare, per quanto riguarda i cibi, sono assolutamente da limitare i cibi piccanti, il caffè, il cioccolato, alcolici e super-alcolici, pomodori e agrumi, cibi fritti (per la cui digestione occorre normalmente una maggiore quantità di acido cloridrico); viceversa, cibi poco elaborati, bere molta acqua per diluire gli acidi, non fare pasti abbondanti ma più frazionati, al fine di tamponare la secrezione basale di acidi gastrici, mangiare lentamente, fare una corretta attività fisica, ma non troppo intensa in particolare dopo i pasti, non coricarsi prima di due ore dalla fine del pasto, sono tutti fattori che possono aiutare a prevenire la sintomatologia da reflusso gastroesofageo.

Per quanto riguarda la cura farmacologica, è bene sottolineare la necessità di rivolgersi al proprio medico od agli specialisti otorinolaringoiatra e gastroenterologo, per stabilire se si tratta di una sintomatologia passeggera, che può essere corretta semplicemente con un migliore stile di vita, o se invece si tratta di una patologia che richiede una cura vera e propria.

 

Tuttavia, il reflusso è solo una delle possibili cause di fastidio in gola, in quanto lo stesso disturbo può originare da un fenomeno infiammatorio, piuttosto che da una neoformazione benigna o maligna a livello della laringe. Proprio per escludere la possibile presenza di neoformazioni laringee, risulta fondamentale una visita otorinolaringoiatrica effettuata con una endoscopia con fibre ottiche, ossia un esame per nulla invasivo, che permette di valutare in pochi secondi lo stato reale della laringe e di tutta l’area faringo laringea.

 

By BERTONE DOTT. FABIO 19 Apr, 2017

La vertigine parossistica posizionale (VPP) è una causa molto comune e frequente di vertigine ed instabilità; gli studi riportano come la VPP sia il disturbo dell’equilibrio che più frequentemente porta il paziente ad un accesso in Pronto Soccorso, oppure ad una visita ambulatoriale otorinolaringoiatrica.

Tale disturbo è dovuto al distacco di microscopici cristalli di carbonato di calcio, chiamati otoliti, che dalla loro sede naturale nell’orecchio interno, l’utricolo, migrano in un’altra sottosede dell’orecchio interno, i canali semicircolari, dove con la loro presenza causano crisi ricorrenti di vertigine oggettiva di breve durata (pochi secondi) scatenate dai movimenti del capo, in assenza di sintomi uditivi associati. Tale patogenesi fino a pochi decenni addietro era sconosciuta, e comunemente si attribuivano tali crisi vertiginose a disturbi “da cervicale”, ipotesi ora del tutto sorpassata.

Tale disturbo è talmente frequente che tutti noi abbiamo avuto esperienza di parenti, vicini o amici che hanno avuto le vertigini per i “sassolini nell’orecchio”; corrisponde al 20% di tutte le cause di vertigine, e la probabilità di svilupparla nel corso della vita di ognuno di noi è del 2,4%.

La probabilità che un disturbo vertiginoso sia dovuto al distacco di otoliti è tanto maggiore quanto più l’età del paziente è avanzata; dopo i 65 anni, il 50% dei disturbi vertiginosi è attribuibile a VPP.

Se da un lato la sintomatologia vertiginosa è molto intensa, tanto da portare il paziente ad importanti accessi di vomito ed a temere disturbi neurologici ben più temibili, dall’altro lato fortunatamente la diagnosi per uno specialista ORL è semplice, e spesso anche la cura risulta rapida ed efficace.

L’otorinolaringoiatra già dalla storia clinica è in grado di porre un forte sospetto di VPP, ed è in grado di confermarlo semplicemente con una serie di manovre al letto del paziente, che hanno lo scopo di valutare la presenza o meno degli otoliti nei canali semicircolari. Tali manovre sono assolutamente non invasive e poco traumatizzanti, e consentono una diagnosi rapida e certa.

Una volta eventualmente riscontrata una VPP, la terapia consiste in una serie di manovre liberatorie, standardizzate a seconda del canale semicircolare responsabile del disturbo, che possono essere effettuate in ambulatorio ORL immediatamente dopo la diagnosi. Tali manovre sono particolarmente efficaci, con un tasso di risoluzione immediata del disturbo che secondo alcuni studi arriva all’80%.

Il paziente verrà poi istruito per l’esecuzione di una ginnastica di riabilitazione domiciliare, da effettuarsi per alcuni giorni, con successivo controllo ambulatoriale.

Purtroppo, la conoscenza di tale patologia non ha ancora raggiunto livelli ottimali, quindi è esperienza comune in un ambulatorio ORL valutare pazienti che per il loro disturbo vertiginoso attribuibile a VPP hanno effettuato in precedenza un RX rachide cervicale, o un ecodoppler tronchi sovraaortici, o una RM encefalo, in conclusione una serie di esami che il paziente si sarebbe potuto risparmiare se si fosse sottoposto preliminarmente ad una valutazione vestibolare ORL, con l’eventuale riscontro di una vertigine parossistica posizionale.

In conclusione, è importante che ognuno di noi sappia che in caso di importanti crisi vertiginose di breve durata, ricorrenti, scatenate soprattutto dai movimenti del capo, è probabile che si tratti di una vertigine parossistica posizionale, e che tale disturbo può essere facilmente ed efficacemente diagnosticato e trattato, con pronta risoluzione, presso un ambulatorio specialistico ORL.

By BERTONE DOTT. FABIO 19 Apr, 2017

L’ostruzione respiratoria nasale da ipertrofia dei turbinati è un disturbo molto comune e fastidioso, soprattutto in determinati periodi dell’anno.

I turbinati inferiori sono strutture ossee localizzate all’interno delle cavità nasali e rivestite da mucosa ipervascolarizzata.

Sono strutture fondamentali per una corretta respirazione, in quanto svolgono la funzione di depurare, riscaldare ed umidificare l’aria inspirata. Proprio l’elevata componente vascolare al di sotto della mucosa dei turbinati, li rende strutture molto sensibili a diversi stimoli, siano essi di natura allergica, termica, emozionale, olfattiva, che ne provocano un repentino incremento o decremento volumetrico, a seconda dei giochi di vasodilatazione/vasocostrizione che si instaurano. E’ esperienza comune verificare come la respirazione nasale non sia costante nel corso della giornata, ma che si alternino momenti in cui una narice respira meglio dell’altra; oppure come in posizione supina, o in seguito a una repentina esposizione al sole, o ai vapori della doccia, o all’inalazione di qualche profumo la respirazione nasale peggiori. Tutte queste sensazioni sono dovute a momenti in cui si sviluppa una temporanea ipertrofia dei turbinati inferiori.

Alcuni soggetti tuttavia sviluppano un persistente incremento volumetrico dei turbinati inferiori (ipertrofia), che può comportare, oltre all’ostruzione respiratoria nasale bilaterale o alternante, una incrementata produzione di muco, episodi frequenti di cefalea o di senso di peso in regione periorbitaria, russamento notturno (anche se raramente ne è l’unica causa), e può accompagnarsi a prurito nasale, starnutazione, lacrimazione accentuata, iposmia (riduzione dell’olfatto).

Le cause principali di tale ipertrofia sono uno stato allergico, dovuto alla sensibilizzazione ai più comuni allergeni come peli di animali, acari, pollini, oppure una iperreattività della mucosa nasale non mediata da uno stimolo allergico ma da altre situazioni scatenanti, come le suddette variazioni di posizione, di temperatura, di umidità o dello stato emozionale.

Da segnalare come molti dei pazienti affetti da ipertrofia dei turbinati inferiori ricorra spontaneamente all’uso di vasocostrittori, che tuttavia è del tutto controproducente. Infatti il sollievo risulta del tutto momentaneo, mentre gli effetti indesiderati sono molti, e rilevanti (assuefazione, con necessità di incrementare progressivamente sempre più la dose per ottenere efficacia; irritazione della mucosa nasale; un “effetto rimbalzo” con un peggioramento dell’ipertrofia al termine delle poche ore di efficacia; un assorbimento dei vasocostrittori anche a livello sistemico, con ripercussioni sul sistema cardiocircolatorio).

 

Presso gli studi otorinolaringoiatrici del Dr Bertone, siti a Vercelli e Casale Monferrato  è possibile effettuare un completo inquadramento ORL di tale disturbo, attraverso le moderne strumentazioni endoscopiche.

L’esame endoscopico consente non solo di valutare l’eventuale ipertrofia dei turbinati inferiori, ma anche di accertare o escludere altre situazioni concomitanti, come una deviazione del setto nasale, una poliposi nasale, o situazioni anatomiche rinosinusali favorenti sinusiti ricorrenti.

Una volta accertata la rinopatia ipertrofica, il trattamento si divide in una terapia medica, ed in una terapia chirurgica.

La terapia medica consiste principalmente nell’utilizzo ciclico, spesso prolungato, di spray steroidei nasali, eventualmente associati ad antistaminici allo scopo di ridurre prurito e starnutazione. Tali spray sono stati recentemente validati anche per l’utilizzo in gravidanza ed allattamento, ed in età pediatrica. Ciò dimostra come l’assorbimento sia per la massima parte locale, e come solo una minima parte degli steroidi finisca per essere assorbita a livello sistemico. Tutto ciò rende l’utilizzo di tali spray sicuro ed esente dagli effetti collaterali tipici delle molecole steroidee.

In associazione e come supporto a tali spray topici, molto importanti sono i lavaggi nasali con soluzione fisiologica.

Nel caso in cui un ciclo prolungato di terapia medica non sia risultato efficace, od anche in pazienti con scarsa motivazione all’utilizzo ripetuto e costante degli spray, è proponibile la decongestione dei turbinati inferiori in anestesia locale.

Tale procedura è semplice ed efficace.. Viene svolta in anestesia locale (con cotonini imbevuti di anestetico posizionati per 15 minuti nelle fosse nasali). Il trattamento dura circa 20 minuti, e consiste nel decongestionare sotto visione endoscopica la mucosa ipertrofica dei turbinati con strumenti che provocano una coartazione dei tessuti sottomucosi (pinza bipolare, radiofrequenze).

La procedura è generalmente tollerata ottimamente dal paziente; non necessita del posizionamento di tamponi nasali ed il paziente può riprendere, se necessario, l’attività lavorativa già nelle prime giornate postoperatorie. Per alcuni giorni si manifesta una leggera cefalea e una ostruzione respiratoria nasale dovuta alla formazione di crostosità e secrezioni.

Il tasso di soddisfazione dei pazienti dopo tale procedura è molto elevato; tuttavia è sempre cura dell’otorinolaringoiatra sottolineare come l’ipertrofia potrebbe nuovamente manifestarsi nel corso degli anni, dato che l’iperreattività nasale predisponente all’ipertrofia è una caratteristica costante, che non viene risolta dall’intervento. La procedura tuttavia è così ben tollerata ed efficace, che può essere ripetuta, dopo un adeguato lasso di tempo, in caso di recidiva.

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